Arrivare al Foyér è affatto difficile, ideale sarebbe andarci in elicottero o al limite (avendo anche quello problemi di parcheggio) dopo avere conseguito un brevetto di paracadutismo; tipica zona milanese caratterizzata da striscie gialle che delimitano lo spazio riservato ai residenti intervallate ogni tanto da tre o quattro loculi per gente di passaggio, che so, qualcuno che vada a trovare amici che abitano là, in quelle case non si svolge una gran vita sociale, ne sono certo.
Autista coscienzioso escludo di abbandonare la Topolino negli spazi "multacerta" avviandomi pellegrinante e questuante verso un alloggio caritatevole per il mio carro, qui ci starebbe ma le righe finiscono dove inizia la mia macchina, sono troppo a ridosso della curva, potrei piantarla su quel marciapiedi vicino al passo carraio così non rischio che me la blocchi qualcuno; provo a valutare gli importi delle contravvenzioni, i rischi rimozione, il blocco con ganasce per stabilire quale sia più conveniente e se non costi meno che riportarla a casa e chiamare un taxi.
Parcheggio dopo un'ora e quindici minuti, più o meno nella zona aeroportuale di Orio al Serio e mi avvio a piedi notando che gli altri blogger hanno occupato tutti i posti che avevo scartato considerandoli troppo a rischio, anzi, un paio di quei parcheggi disinvolti li avevo inventati proprio io.
E' pieno di gente vociante, il comitato di accoglienza è capitanato da Zu, (c'è anche Rillo, ma a quest'ora dovrebbe avermi concesso le attenuanti generiche) mi metto in fila aspettando il check-in: la hostess chiede se ho bagaglio "Eccetto quello culturale che è pure esiguo, nulla!" finestrino o corridoio, fumatori o non fumatori, mi informa sul bevi-free disponibile nelle opzioni "birra" "analcolico" "drink" scelgo l'ultima, appunto la carta d'imbarco sul taschino della giacca e mi catapulto dentro.
Un'ora e quindici con tutto quel pavé mi ha smosso la vescica, cerco un bagno e lo vorrei subito, anche il cesso è disponibile in tre opzioni difficilmente leggibili sui cartelli sbiaditi "uomo" "donna" "portatore di handicap", scelgo l'ultima e con l'occhio vacuo, e.
Lavate le mani (informazione a beneficio di quelli che non ho salutato con un bacio) inizio il tour e praticamente vi ho già incontrato tutti (aò ma quanti siete?) mezz'ora in coda al bar per la caipirina condivisa con Chiara alla stessa cannuccia, minaccia di infettarmi con la mononucleosi, la guardo: un po' è bella di suo e un po' si trucca, è anche dimagrita, glielo dico poggianole una mano in vita "Ti spiace se ti tengo per i fianchi? Parlare è un po' come fare sesso!"
Sere ci fotografa le scarpe, Filippo Facci ne sfila una portandosela ad altezza viso, esibizionista e temerario, ci siamo conosciuti al numero zero di "Mucchio Selvaggio" non se ne ricorda e non glielo ricordo, manco la coincidenza con ThePetunias e EmmeBi, azzecco quella con Robba che fuma e non getta in terra il mozzicone (lo prelevo: ne farò esaminare il DNA), Gine, Abissi, Burp, Francesco, una mia autrice della scorsa stagione a ItaliaTeen che dà una mano agli amici del locale, Anna che fotografa l'evento incontrata nel mio passato radiofonico di quasi-vip, ci sono Koan, Jason, Chetti, Luthor, Mae, Farfi e signora, SB, Mafe&Vanz, donna Blasi da Trieste o dintorni, QP e PP, Sphera, EustonStation, Zef, RestoDelMondo, CiccSoft al completo, don Confused, Kappa, John, Lise, quelli di qix.it, videocamera in spalla ci intervistano e io gioco a parlare male di blog con le foto dei gatti.
Si diceva 250 inviti ma sarete stati mille e ora molti nomi mi sfuggono (scusate), ma le facce no e si farebbe prima a elencare chi non c'era.
Sfilo il tender ripiegato in una tasca della giacca e raggiungo il carro pedalando; ore 2.50: mentre entro nel box la radio suona "When you walk in the room" di Paul Carrack.
Intanto Qix.it ha pubblicato le nostre video-interviste, un "appuntamento al buio" da non perdere. (Rischio il premio per chi è stato al buio più a lungo! L'Osservatorio di Pavia sta già indagando!)